Chi cerca chiese da vedere a Bergamo di solito finisce in Città Alta, tra Santa Maria Maggiore e il Duomo. Molte delle chiese medievali più antiche della provincia però sono fuori città, a una ventina di minuti d'auto, nella zona che nel Medioevo si chiamava Lemine. Qui c'è una chiesa rotonda del XII secolo, una pieve costruita sopra una cripta longobarda e un soffitto coperto da più di 1.500 formelle in cotto dipinto.
La lista parte dagli Almenno, dove cinque chiese sono collegate da un unico percorso ad anello. Poi si allarga: sale in Valle Imagna fino a un santuario ricavato in una grotta e scende verso il Monte Canto, dove nell'XI secolo un nobile del posto donò le sue terre ai monaci di Cluny. L'ordine segue la strada, non una classifica.
Le dieci chiese in breve
- Rotonda di San Tomè, Almenno San Bartolomeo
- San Giorgio in Lemine, Almenno San Salvatore
- Santuario della Madonna del Castello, Almenno San Salvatore
- San Nicola (Santa Maria della Consolazione), Almenno San Salvatore
- Santa Caterina di Tremozia, Almenno San Bartolomeo
- Santuario della Cornabusa, Sant'Omobono Terme
- Chiesa di San Gottardo, Rota d'Imagna
- Chiesa di San Sisinio, San Sosimo di Palazzago
- Abbazia di San Giacomo, Pontida
- Sant'Egidio in Fontanella, Sotto il Monte Giovanni XXIII
Mappa delle chiese: tre zone
Le prime cinque chiese stanno tra Almenno San Bartolomeo e Almenno San Salvatore, due comuni confinanti. Le collega il Percorso del Romanico, un anello di circa 8 chilometri che a piedi si fa in due o tre ore. Chi ha una sola mattina libera può fermarsi qui.
Dagli Almenno la strada sale verso nord-ovest in Valle Imagna. La Cornabusa è sopra Sant'Omobono Terme, mentre San Gottardo si trova a Rota d'Imagna, più in alto nella valle.
Verso sud-ovest invece si va verso il Monte Canto, la collina che separa la Valle San Martino dall'Isola Bergamasca. Palazzago, Pontida e Sotto il Monte sono vicini tra loro e si possono vedere nello stesso pomeriggio.
Le chiese degli Almenno
1. Rotonda di San Tomè
È la chiesa che compare su quasi tutte le foto degli Almenno, e il motivo è la forma. In Europa sono rimaste in piedi pochissime chiese romaniche a pianta circolare, e San Tomè è una di queste. È fatta di tre cilindri sovrapposti, ognuno più stretto di quello sotto, chiusi da un presbiterio rettangolare con l'abside.
Sul posto c'era un piccolo edificio religioso già nel V-VI secolo e una prima chiesa rotonda nel IX. Quella che si visita oggi è del XII secolo. Al piano terra otto colonne monolitiche reggono l'ambulacro coperto da volte a crociera. Due scale salgono al matroneo, dove la stessa struttura si ripete con colonne più sottili.
Conviene guardare i capitelli uno per uno, perché nessuno è uguale all'altro. Ci sono i simboli dei quattro evangelisti, foglie d'acanto, palmette, teste d'ariete. Il più lavorato racconta in quattro scene la storia biblica di Sara e Tobia.
I restauri principali risalgono alla fine dell'Ottocento e furono diretti dall'ingegnere Elia Fornoni. Nell'ex monastero accanto alla chiesa ha sede l'Antenna Europea del Romanico, che la Fondazione Lemine gestisce dal 2018. Scheda completa: Rotonda di San Tomè.
2. San Giorgio in Lemine
San Giorgio fu costruita intorno al 1150 e compare per la prima volta in un documento del 1171. La storia dell'edificio si legge già sulla facciata. La parte bassa è in blocchi di arenaria giallo-ocra, quella alta in ciottoli di fiume messi a spina di pesce: due cantieri diversi, in due momenti diversi.
Nel Medioevo era la chiesa dei ghibellini, mentre i guelfi facevano capo alla pieve di San Salvatore, che oggi è la Madonna del Castello. Dopo la vittoria di Venezia nel 1443 i ghibellini persero peso e la chiesa venne quasi abbandonata. Proprio per questo nessuno la rifece in stile barocco, e le strutture romaniche sono arrivate fino a noi.
All'ingresso è appesa la «costola di drago». È un osso di balena lungo circa 260 centimetri e vecchio di circa 5 milioni di anni. Nel Medioevo era presentato come il resto del drago ucciso da San Giorgio. Dentro, sulle pareti delle tre navate e nell'abside, c'è il ciclo di affreschi medievali più completo della Bergamasca, con decine di scene del Trecento tra cui la Vita di Cristo.
La chiesa ha riaperto nell'ottobre 2024 dopo circa quattordici mesi di restauro. Al censimento «I Luoghi del Cuore» del FAI ha raccolto oltre 18.000 voti, prima in provincia di Bergamo. Scheda completa: San Giorgio in Lemine. Leggi anche: San Giorgio in Lemine ai Luoghi del Cuore.
3. Santuario della Madonna del Castello
Qui ci sono tre chiese di epoche diverse, una dentro l'altra. La più antica è la cripta. Nel VII-VIII secolo era un piccolo oratorio costruito su uno sperone di roccia, vicino ai resti del palazzo longobardo, probabilmente come cappella del castello. Sopra la cripta fu poi costruita la pieve di San Salvatore, a tre navate, con il presbiterio rialzato che sfrutta la pendenza del terreno.
Nella pieve si trova l'oggetto più importante del complesso: un ambone in arenaria del XII secolo. Sul fronte sono scolpiti i simboli dei quattro evangelisti, su un lato scene di caccia. Sulle pareti e sui pilastri ci sono affreschi che vanno dal X al XVI secolo.
Quando Venezia vinse, Almenno Inferiore fu distrutto e restò in piedi solo la pieve, che rimase abbandonata. Nel Cinquecento un cedimento dell'edificio riportò alla luce un affresco della Madonna con il Bambino, e quel ritrovamento fu letto come un segno. Così nacque il santuario di Santa Maria di Castello, con il tempietto ottagonale sopra l'altare maggiore, retto da otto colonne in marmo.
Si visita meglio scendendo prima in cripta e poi risalendo fino al presbiterio: in pochi metri si passa dall'VIII al XVI secolo. Scheda completa: Madonna del Castello.
4. San Nicola (Santa Maria della Consolazione)
Il nome ufficiale è Santa Maria della Consolazione, ma in paese tutti la chiamano San Nicola. Il soprannome nasce nel Seicento, quando il culto del santo di Mira divenne più popolare della dedica originale.
La chiesa nasce da un voto. Durante la peste del 1483-84 gli almennesi promisero una cappella ai santi Sebastiano e Rocco. Nel 1485 il frate agostiniano Alberto da Sarnico li convinse a costruire qualcosa di più grande: una chiesa con un convento per gli Eremitani di Sant'Agostino. Il Comune donò il terreno nel 1488 e la chiesa fu consacrata il 16 novembre 1518. Il convento fu soppresso dalla Repubblica di Venezia nel 1772.
L'interno è a navata unica, con sei cappelle per lato decorate dalle famiglie più ricche del paese. Per vedere il pezzo più raro bisogna alzare la testa: il soffitto è coperto da oltre 1.500 formelle in cotto dipinte, con rosoni, festoni di frutta e piccoli ritratti di profilo. Il restauro di questo «Cielo di San Nicola», concluso nel 2024, è costato circa 300mila euro. Nel 2016 il complesso aveva raccolto 29.735 voti ai Luoghi del Cuore del FAI, sesto in Italia.
C'è anche un organo dei maestri Antegnati del 1588, restaurato nel 1996 e ancora suonato. Secondo il Comune è il più antico della Bergamasca. Scheda completa: Chiesa di San Nicola. Leggi anche: il restauro dell'ex convento di San Nicola.
5. Santa Caterina di Tremozia
Da fuori non sembra una chiesa. Sta tra le case di via Castello Rescanzi ad Almenno San Bartolomeo e l'unico indizio è una porta con tre gradini e una lunetta sopra l'architrave.
Nel 1512 tre ragazze del paese, Maria Gavazzeni, Cristina Manglini e Angelina Gavazzeni, rinunciarono ai loro beni per una vita di preghiera. Angelina morì nella peste del 1513. Le altre due presero la regola benedettina con i nomi di suor Caterina e suor Monica. Il padre di suor Caterina donò la casa e nel 1515 vi fu ricavata una piccola chiesa. Il convento durò poco più di quarant'anni e nel 1555 fu abbandonato.
Gli affreschi sono del 1516 e sono attribuiti a Jacopino Scipioni, di una famiglia di pittori di Averara. Sulla parete destra sei scene raccontano la vita di Santa Caterina d'Alessandria. Sull'arco del presbiterio c'è la Crocifissione, con ai lati la Deposizione e le Nozze mistiche della santa. Tutto questo è tornato visibile con il restauro del 2010.
La luce dentro è scarsa: per vedere bene le scene della parete destra serve una torcia o la luce del telefono. Scheda completa: Santa Caterina di Tremozia.
Valle Imagna
6. Santuario della Cornabusa
Il santuario è dentro una grotta naturale tra due pareti di roccia, sopra Cepino, frazione di Sant'Omobono Terme. Il nome viene dal dialetto: «büsa» vuol dire buco, grotta. Dalla roccia esce una sorgente e il soffitto ha ancora le sue stalattiti.
Secondo la tradizione, tra il 1350 e il 1440, durante gli scontri tra guelfi e ghibellini, gli abitanti di Cepino si nascosero nella grotta. Le donne portarono con sé una statua in legno della Madonna Addolorata. La leggenda racconta che una ragazza sordomuta ritrovò l'udito pregando davanti alla statua e che la statua, portata via, tornò da sola nella grotta. Il 4 febbraio 1510 arrivò l'autorizzazione a celebrare la messa. La statua lignea che si vede oggi è del XIV-XV secolo.
Lungo il sentiero di accesso ci sono sette cappellette dedicate ai dolori di Maria e un'ottava che ricorda la guarigione della ragazza. Dentro, le pareti sono coperte di ex voto. Prima di diventare papa, Angelo Roncalli veniva qui a pregare.
La festa principale è il secondo sabato di settembre, con messe, processione e falò. Leggi anche: i concerti in terrazza alla Cornabusa.
7. Chiesa di San Gottardo (Rota d'Imagna)
Salendo in alta Valle Imagna si arriva a Rota d'Imagna. San Gottardo fu costruita nel 1496 e si riconosce da lontano per il tetto molto ripido. La facciata è in pietra di Berbenno, il portale d'ingresso è in granito con un arco ribassato.
La pala d'altare con San Gottardo è datata 1679 e probabilmente è di Carlo Ceresa, il pittore bergamasco del Seicento. Nella chiesa ci sono anche una Crocifissione con la Maddalena, una Crocifissione con santi e un'Immacolata. Gli affreschi interni sono più recenti: li dipinsero nel 1938-39 due artisti della valle, Tarcisio Brugnetti e Silvio Zambelli. Dell'organo Serassi di metà Ottocento restano la tastiera e le canne in legno.
Rispetto alle chiese degli Almenno è un salto di qualche secolo: qui si vede come costruivano in valle alla fine del Quattrocento.
Isola Bergamasca e Monte Canto
8. Chiesa di San Sisinio (San Sosimo di Palazzago)
La chiesa di San Sisinio sta a San Sosimo, frazione di Palazzago, al confine con Mapello. Un documento la cita già nel 1265. È dedicata a tre martiri venuti dalla Cappadocia, Sisinio, Martirio e Alessandro, uccisi in Val di Non il 29 maggio 397. Secondo la tradizione le loro reliquie, portate verso Milano, passarono di qui lungo una strada militare romana che attraversava Brivio e San Sosimo, e la chiesa sarebbe nata per ricordare quel passaggio.
Durante la peste del 1630 il terreno intorno alla chiesa fu usato per seppellire i morti di Palazzago. Un campo vicino si chiama ancora «Campo dei morti».
Bisogna sapere cosa si va a vedere. Nel 1575 la chiesa era già in rovina e fu ricostruita nel 1793. L'edificio di oggi è un corpo ottagonale con un piccolo portico su due colonne, e della chiesa medievale restano solo tracce dei muri. Qui contano la storia e il posto, più dell'architettura.
9. Abbazia di San Giacomo (Pontida)
Nel 1076 Alberto da Prezzate, un signore della zona, donò le sue terre della valle di Pontida ai monaci di Cluny. Nacque così un priorato cluniacense con un ospizio per i pellegrini, e Alberto ne fu il primo priore. I suoi resti sono ancora sotto l'altare maggiore. Due lastre scolpite dell'XI secolo, che facevano parte del suo monumento funebre, mostrano scene di giudizio con San Benedetto e San Giacomo.
Il nome di Pontida è legato soprattutto al giuramento del 7 aprile 1167, quando secondo la tradizione i comuni lombardi si allearono qui contro Federico Barbarossa. Il giuramento appartiene più alla tradizione che ai documenti, ma è quello che ha reso famoso il paese.
La storia del monastero ha avuto alti e bassi. Fu saccheggiato nel 1373 durante le guerre tra guelfi e ghibellini e ripreso sotto Venezia alla fine del Quattrocento. Nel 1798 un decreto napoleonico lo ridusse a parrocchia. I benedettini tornarono nel 1910 e nel 1946 il monastero ridiventò abbazia. Oggi ci vive una comunità di monaci, e la biblioteca conserva circa 60.000 volumi.
10. Sant'Egidio in Fontanella (Sotto il Monte Giovanni XXIII)
Quattro anni dopo Pontida, nel gennaio 1080, Alberto da Prezzate donò a Cluny anche questo terreno sulle pendici del Monte Canto. Rispetto alle altre chiese della lista, Sant'Egidio è quella in cui si capisce meglio com'era una chiesa romanica lombarda. Ha tre navate, il transetto e tre absidi sul retro, ed è costruita in grossi blocchi di pietra squadrata, scuriti dal tempo. Il campanile si alza sopra l'incrocio delle navate, appoggiato su quattro pilastri. Fuori la decorazione si riduce a una cornice di archetti pensili e a poche finestre strette.
Nelle absidi ci sono affreschi del Quattrocento e del Cinquecento, alcuni di Cristoforo Baschenis il Vecchio. Sull'arco del presbiterio è appeso un crocifisso in legno del Cinquecento.
Il monastero non ebbe una vita lunga. Dopo la peste del 1348 restavano sei monaci, e nel 1473 papa Sisto IV lo chiuse. Nel 1998 il vescovo di Bergamo ne fece una rettoria e tra il 1998 e il 2000 il complesso fu restaurato come luogo di ritiro spirituale. Negli anni Sessanta ci aveva abitato il poeta e teologo David Maria Turoldo.
Da Sant'Egidio parte un anello di quasi 8 chilometri sul Monte Canto, che passa dalla chiesetta di Santa Barbara a Pontida e da Mapello. Visto che si è a Sotto il Monte, vale la pena aggiungere la casa natale di Papa Giovanni XXIII. Leggi anche: Ca' Maitino e gli altri musei della provincia.
Un itinerario di un giorno tra le chiese
Mattina. Partenza dalla Rotonda di San Tomè. Da lì il Percorso del Romanico porta a San Giorgio in Lemine e alla Madonna del Castello, che sono vicine tra loro. Chi ha tempo aggiunge San Nicola, sulla collina dell'Umbriana.
Pranzo. Negli Almenno: trovate le nostre schede nella sezione ristoranti.
Pomeriggio. Ci sono due direzioni possibili.
- Valle Imagna: si sale alla Cornabusa e poi a Rota d'Imagna per San Gottardo. È un giro più di montagna, con tornanti.
- Monte Canto: Palazzago, poi Pontida e Sant'Egidio in Fontanella. Le distanze sono brevi e si può chiudere la giornata a Sotto il Monte.
Santa Caterina va messa in agenda
Santa Caterina di Tremozia apre per poche ore alla settimana, quindi conviene organizzare la giornata partendo dai suoi orari. Il percorso a piedi tra le cinque chiese è descritto nella scheda del Percorso del Romanico.
Altre chiese nei dintorni
- San Pietro (Berbenno) e San Rocco (Barzana): due chiese della zona tra gli Almenno e la Valle Imagna, adatte a chi è già passato dalle dieci della lista.
- Santa Maria Maggiore e la Cappella Colleoni (Bergamo): in Città Alta, una accanto all'altra. Sono la tappa da aggiungere se si chiude la giornata in città.
- Museo Diocesano Bernareggi (Bergamo): per l'arte sacra della diocesi, con l'Aula Picta del XII secolo (vedi la nostra guida ai musei).
Consigli pratici per la visita
- Controllate gli orari prima di partire. Molte di queste chiese aprono solo nel fine settimana, in occasione delle funzioni o su prenotazione. Gli orari cambiano con la stagione. Per le chiese degli Almenno la Fondazione Lemine ha le informazioni aggiornate. Per le altre fanno fede la parrocchia o il comune.
- La Cornabusa d'inverno. È una grotta con l'acqua che filtra dalla roccia: prima di salire nei mesi freddi verificate che sia aperta.
- Visite guidate. Per San Tomè, San Giorgio e Santa Caterina una guida cambia molto la visita: i capitelli, la costola di drago e gli affreschi di Santa Caterina sono difficili da capire senza qualcuno che li spieghi. La Fondazione Lemine organizza visite su prenotazione (leggi anche: le visite guidate al Romanico in autunno).
- Scarpe comode se fate il Percorso del Romanico a piedi: alcuni tratti sono sterrati.
- Chiese in uso. Quasi tutte sono chiese consacrate. Durante le messe la visita si sospende.
Domande frequenti
Quali sono le chiese romaniche più importanti della provincia di Bergamo?
Nella zona degli Almenno: la Rotonda di San Tomè, una delle poche chiese romaniche rotonde rimaste in Europa; San Giorgio in Lemine, con il ciclo di affreschi medievali più completo della Bergamasca; la Madonna del Castello, con l'ambone del XII secolo. Sul Monte Canto ci sono Sant'Egidio in Fontanella e l'abbazia di Pontida, due fondazioni cluniacensi dell'XI secolo.
Cosa vedere ad Almenno San Bartolomeo e Almenno San Salvatore?
Cinque chiese: San Tomè e Santa Caterina di Tremozia ad Almenno San Bartolomeo; San Giorgio in Lemine, la Madonna del Castello e San Nicola ad Almenno San Salvatore. A questo si aggiungono due musei, il Museo del Falegname Tino Sana e la Fornace Parietti.
Si possono visitare le chiese romaniche degli Almenno in un giorno?
Sì. Il Percorso del Romanico le collega con un anello di circa 8 chilometri, che a piedi richiede due o tre ore senza contare le visite. Il limite vero sono gli orari, perché non tutte aprono negli stessi giorni.
Come si visita il santuario della Cornabusa?
Il santuario è sopra Cepino, a Sant'Omobono Terme, e si raggiunge a piedi lungo un sentiero con sette cappellette. Il periodo con più vita è settembre, con la festa del secondo sabato del mese. D'inverno conviene controllare prima che sia aperto.
Fonti delle informazioni: schede delle chiese della Fondazione Lemine; FAI – I Luoghi del Cuore; Turismo Valle Imagna; Italia Nostra Bergamo; BergamoNews; Parco Adda Nord; Santalessandro.org; Wikipedia. Testo della redazione di Fondazione Lemine. Immagini: archivio Fondazione Lemine.
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